VIAGGIO NEL DNA DELLE ORGANIZZAZIONI

La teoria dei rendimenti crescenti(r)

 

 

 

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La teoria di Adam Smith, e quindi la teoria neoclassica dell’economia, teorizza una Società dove l’economia vive in assoluto equilibrio: l’offerta è sempre uguale alla domanda, non è mai scossa da aumenti improvvisi o da crolli, nessuna Impresa diventa mai grande da dominare il mercato e tutto è regolato dal libero mercato.

 Oggi sappiamo che tale approccio presenta dei limiti.

 La bolla speculativa della new economy è un fatto con cui il mondo ha dovuto tirare le sue somme, la Microsoft è una realtà e la sua espansione irrefrenabile ha dovuto essere bloccata da meccanismi artificiali, rispetto alle logiche del libero mercato, quali l’antitrust.

Secondo la teoria neoclassica, l’economia è dominata dai rendimenti decrescenti (retroazione negativa) ossia la tendenza dei piccoli effetti a svanire a favore del raggiungimento della stabilità e dell’equilibrio originario.

 Sempre per la teoria neoclassica le Organizzazioni si evolvono secondo un criterio di selezione del mercato legato alla scelta delle tecnologie migliori e più valide.

 Ma ciò non è vero se si considerano, per esempio, casi come le scelte fatte dal mercato fra betamax e vhs, dove il primo era nettamente superiore al secondo oppure l’affermazione della tastiera qwerty che, contrariamente a quello che si può pensare, è stata creata col solo scopo di ridurre la velocità di digitazione per evitare che i martelletti collegati ai tasti della ormai superata macchina da scrivere non si accavallassero a causa della velocità di digitazione.

 Secondo William Brian Arthur, l’economia convenzionale presenta un approccio troppo meccanicistico e quindi distante dalla realtà fatta non solo di regole e di razionalità ma di disordine, irrazionalità, intuizioni, sogni e fantasie; questi è alla ricerca di un approccio più naturale, olistico ed ecologico.

Per tale ragione Arthur è rimasto particolarmente impressionato dai risultati ottenuti dal ricercatore  Illya Prigogine.

Il campo d’indagine della sua ricerca era legato a cercare di scoprire perché al mondo esistono ordine e strutture e come queste si formino.

 Nel mondo reale sembrano convivere perfettamente processi di decomposizione e di strutturazione, disordine ed ordine.

 Il processo di decomposizione che porta al disordine ed al deterioramento è inesorabile.

 Il secondo principio della termodinamica afferma che un processo di trasformazione consuma irreversibilmente energia che non può essere riutilizzata.

 Come è possibile invece che in natura convivono nello stesso ambiente elementi risultato di una decomposizione e strutture legate da un continuo processo di destrutturazione e di strutturazione, di esplosione in componenti e di implosione in strutture?

 Secondo Prigogine ciò avviene perché gli elementi di base (atomi e molecole) sono immersi in un ambiente pieno d’energia e che fluisce al loro interno. Questa consente di invertire il processo di degradazione ed attivare un processo di costruzione di strutture complesse.

 Grazie proprio all’energia presente nell’ambiente le strutture possono autorganizzarsi.

 Tale principio di autorganizzazione si può verificare in natura:

o       l’uragano è accresciuto dal flusso costante di energia solare, che muove i venti e fa salire dai mari il vapore condensato poi nelle piogge

o       un cellula è un sistema autorganizzantesi che sopravvive assorbendo energia sotto forma di di cibo ed espelle energia sotto forma di calore ed escrementi

o       un’Organizzazione cresce e si sviluppa nel contesto socio-economico, brucia e consuma energia in forma di risorse.

 Per Prigogine l’economia è un sistema autorganizzantesi in quanto le strutture del mercato sono organizzate spontaneamente da fattori come la domanda di manodopera, di beni e servizi.

 Sempre secondo tale ricercatore l’autorganizzazione dipende dalla tendenza ad autorinforzarsi, da una propensione naturale dei piccoli effetti ad incrementarsi , anziché annullarsi, in presenza delle condizioni giuste.

 In tale principio Arthur ha riconosciuto il fenomeno che nell’ingegneria dei sistemi va sotto il nome di retroazione positiva.

 Per Arthur quindi la retroazione positiva è la condizione necessaria al mutamento e quindi alla vita.

 Arhur trae inoltre conferma di tale teoria dalle scoperte di Jacob e Monod  sulla genetica.

 Questi avevano scoperto che una piccola frazione delle migliaia di geni disposti lungo la molecola del DNA poteva funzionare da interruttore. Se si interveniva su un interruttore, il gene attivato inviava agli altri un segnale chimico che si diffondeva per la lunghezza della molecola di DNA e faceva scattare altri interruttori genici, aprendone alcuni e chiudendone altri.

Di conseguenza venivano attivati alcuni interruttori genici in cascata crescente, finché tutti i geni della cellula si disponevano in una nuova configurazione stabile.

Per i biologi le implicazioni di una tale scoperta sono state enormi.

Il DNA Presente nel nucleo di una cellula, non solo è un progetto per la cellula, un elenco di istruzioni su come costruire questa o quell’altra proteina, ma funziona da Direttore dei lavori incaricato della costruzione. Il suo comportamento piò essere assimilato a quello di un computer su scala molecolare posto a dirigere il modo in cui la cellula costruisce e ripara sé stessa interagendo col mondo esterno.

Tale scoperta ha risolto il problema di come una cellula uovo fecondata potesse divedersi e differenziarsi in cellule specializzate: ogni tipo diverso di cellula corrisponde ad una diversa configurazione di geni attivati.

Per Arthur fu importante scoprire che nonostante tutte le miriadi di forme di vita esistenti sulla terra, i meccanismi di base sono universali.

Rimase colpito su come una mutazione piccolissima, quasi impercettibile, nel progetto genetico sia in grado di produrre cambiamenti enormi nell’intero organismo.

Nel mondo biologico minuscoli eventi casuali sono amplificati, sfruttati, ingranditi per accumulazione.

Per Arthur l’immaginario mondo in perfetto equilibrio degli economisti lo aveva sempre colpito come statico, meccanico e privo di vita. In questo non sarebbe mai potuto accadere molto, giacché si supponeva che minimi squilibri causali nel mercato si estinguessero con la stessa rapidità con cui producevano.

Per Arthur l’economia reale è ben altra cosa. Questa è un mondo vivo, organico dove appaiono nuovi prodotti, nuove tecnologie, nuovi mercati, causando costantemente l’estinzione di prodotti, tecnologie e mercati obsoleti.

L’economia è una sorta di sistema vivente con tutta la spontaneità e complessità del mondo biologico.

Arthur ha applicato tale teoria all’economia coniando la teoria dei rendimenti crescenti.

Secondo Arthur l’economia, come ogni sistema, è pervaso da un articolato miscuglio di retroazioni positive e negative che produce configurazioni e quindi si struttura.

Le retroazioni positive o rendimenti crescenti possono essere attivati da qualsiasi circostanza, anche banale e trasformarla in qualcosa di storicamente irreversibile.

Nel 1979 Arthur ha evidenziato, vedi tabella a seguire, le differenze fra la “vecchia economia” e quindi al teoria dei rendimenti decrescenti e la “nuova economia” e quindi la teoria dei rendimenti crescenti:

 

Vecchia economia

Nuova economia

Tiene conto solo dei rendimenti decrescenti

Tiene conto dei rendimenti decrescenti ma dà estrema importanza e valore ai rendimenti crescenti

Si basa sulla fisica dell’ottocento (equilibrio, stabilità, dinamica deterministica)

Si fonda sulla biologia (struttura, configurazione, autorganizzazione, ciclo vitale)

Gli individui sono identici

Si concentra sulla vita individuale: i singoli sono separati e diversi

La perfezione sarebbe raggiunta se non ci fossero influenze esterne e tutti avessero uguali capacità (nirvana)

o       Influenze esterne e differenze diventano la forza motrice

o       Il nirvana non esiste

o       Il sistema si sviluppa costantemente

I suoi elementi sono quantità e prezzi

I suoi elementi sono configurazioni e possibilità

Non esiste nessuna vera dinamica, nel senso che tutto è in equilibrio

L’economia è sempre sul filo del tempo, corre in avanti, e c’è un continuo formarsi, mutare e dissolversi delle strutture

L’economia come forma soft della fisica

L’economia come scienza altamente complessa

 

La teoria dei rendimenti crescenti trova facile dimostrazione ed applicazione in qualunque campo ad alta tecnologia.

 Consideriamo, per esempio, il sistema operativo Microsoft Window.

 La società ha speso 50 milioni di dollari in attività di ricerca per ottenere la prima copia; la seconda copia costa meno di 10 dollari in materiali. Lo stesso vale per l’elettronica, i computer, i prodotti farmaceutici, internet ed anche per il settore aerospaziale.

 Nell’alta tecnologia il costo marginale è prossimo allo zero, in altre parole ogni esemplare fabbricato diminuisce il costo del prodotto. Dall’aumento della produzione deriva un grande guadagno : il sistema è regolato dalla teoria dei rendimenti crescenti.

 

 

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